Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza di Luis Sepulveda

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza di Luis Sepulveda

Sono sempre stata una bambina, e una ragazza poi, che non “si dava tempo” e che non si fermava mai: correva sul lavoro, faceva i compiti con la tv accesa e parlava al telefono, si trovava tanti lavoretti per occuparsi l’estate (perchè uno non bastava), insomma, ho sviluppato una capacità richiestissima oggigiorno in ambito lavorativo: “l’essere multitasking“, a scapito, tuttavia, della calma nel fare le cose.

Con il passare degli anni – ma soprattutto grazie a colui che oggi è diventato mio marito – ho capito che questo non era solo una mia peculiarità (se così vogliamo chiamarla), ma un diktat che imponevo anche a chi entrava a far parte della mia vita: così era impensabile passare un intero pomeriggio fermi sul divano, impiegarci troppo nei saluti, stare ore ed ore a prendere il sole senza parlare o inventarsi qualche cosa.

Buffo pensare che all’esame di Maturità decisi di svolgere il tema scientifico sul “tempo” (TRACCIA: Il principio del tempo – Il tempo della natura, i tempi della storia e quelli della poesia, il tempo dell’ animo: variazioni sul mistero del tempo).

La chiamerei una Bulimia d’azioni, o forse l’inevitabile risultato di una educazione “del fare”.

Mi ricordo, come fosse ieri, che quando mia nonna veniva a “badarmi” doveva per forza fare qualcosa in casa “Lo sai Giulia che io non so stare con le mani in mano, dove ha nascosto le camicie tua mamma?!” mi chiedeva così iniziava a stirare, a lavare i panni, a stenderli ecc.,e tornava a casa stanca, ma credo soddisfatta.

Di generazione in generazione nulla è cambiato, infatti anche sua figlia, ovvero mia madre, prova una certa repulsione per l’inattività: andare in pensione è stato per lei straziante!

Quando ancora abitavo con i miei genitori, nelle rarissime volte in cui mi trovava senza una mansione o un compito da svolgere, scavava “nel suo cilindro magico” una commissione, una faccenda domestica, qualsiasi cosa insomma pur di non vedermi “bighellonare“, come lo chiama lei.

Solo le arti nobili della lettura e scrittura erano tutelate da un religioso silenzio!

La “lentezza”, quindi, è sempre stata per me una chimera. In fondo non ho mai sentito l’esigenza di rallentare, fino a quando non sono rimasta incinta. In quel momento volente o nolente, ho dovuto imparare a fare le rampe di scale senza correre, a piegarmi senza perdere l’equilibrio, a guidare senza truccarmi, parlare al telefono e cambiare stazione musicale, insomma ad ascoltarmi di più per tutelare non solo me stessa, ma sopratutto il fagiolo che occupava gran parte del mio corpo.

Così essendo già vicina alla data del parto e avendo una mobilità pari a quella di un pachiderma commissionai, per il mio compleanno, a una amica alcuni libri, primo della lista Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza.

Rileggerei questa favola ogni giorno.

A F. – mio figlio – leggerò queste pagine con la speranza che anche lui un giorno scelga di essere come Lumaca: ribelle, ma rispettoso, consapevole dei suoi limiti, ma dinamico, coraggioso, ma saggio.

Mi auguro che anche lui possa trovare il suo “Paese del Dente di Leone”.


Numero di pagine

112.

Editore

Guanda

In poche parole…

Una lumaca di nome Lumaca decide di “opporsi al sistema” e conoscere i motivi della sua lentezza e del perchè nessuno le avesse mai dato un nome.

Curiosità
Consigliato a chi…

Pensa di poter imparare qualcosa anche da una lumaca.

Non adatto a chi…

E’ convinto di essere troppo maturo per poter ascoltare una favola.

Citazioni

“Un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla “.

“C’era una lumaca che, pur accettando una vita lenta, molto lenta, e tutta sussurri, voleva conoscere i motivi della lentezza”.

Tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa, ed essendo così piccola quel peso ti rende lenta”.

“ Quando un umano faceva domande scomode, del tipo: «È necessario andare così in fretta?» oppure «Abbiamo davvero bisogno di tutte queste cose per essere felici?», lo chiamavano Ribelle “.

“Sei lenta perché hai sulle spalle un gran peso”.

Voto

8, nella sua semplicità, è una storia davvero poetica.

-> (vedi anche la recensione de Il vecchio che leggeva romanzi d’amore).

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