Mission: “La creatività è contagiosa. Trasmettila!”

In Italia si legge poco, ma si scrive ancora meno.

E non parlo di ricettari, o fascicoletti di influencer che raccontano la loro ascesa al successo, ma di temi in classe, di saggi universitari, di lettere tra innamorati, cartoline dalle vacanze e biglietti d’auguri per i bambini.

La sintesi, le abbreviazioni hanno preso il posto dei riassunti, dei componimenti poetici, dei bigliettini sotto banco, e per quanto io non sia per nulla contraria all’evoluzione e ai nuovi strumenti tecnologici – anche perchè mi danno da mangiare, ma allo stesso tempo mi tengono connessa con il mondo e mi informano (alla faccia dei complottisti) – , ritengo fondamentale e terapeutica l’espressione, in particolar modo quella creativa.

Nell’anno accademico 2010/2011 mi sono laureata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna con una tesi dal titolo Panorami Didattici e professionali della scrittura creativa.

Scelsi questo argomento per cercare di eliminare quell’idea condivisa che generalmente lega la scrittura creativa a un concetto lontano dal rigore e più vicino alla futilità, ma soprattutto per raccontare un percorso didattico e allo stesso tempo personale (ho fatto mille corsi di scrittura creativa e non).

L’obiettivo era quello di sottolineare l’importanza della scrittura nella quotidianità, fornendo a tutti  diversi strumenti per “maneggiarla” senza problemi, trasformandola così da “incubo” di intere generazioni, a «modo per stare meglio […] per incontrarsi diversamente con gli altri», ma anche «un segnale di maturazione civile e politica, di iniziazione alla vita affettiva; oltre a rappresentare un sintomo di resistenza individuale, di ribellione al tedio giornaliero», come ha sostenuto Duccio Demetrio in Perchè amiamo scrivere.

Pescefuordacqua sceglie di schierarsi a favore della libertà creativa d’espressione, utilizzando una parola educata, calibrata, ispirata dal mondo circostante, ma anche stimolata dai diversi spunti creativi colti”qua e là” sin dalla tenera età, perchè come scrisse Gianni Rodari nella Grammatica della Fantasia

“L’immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti su tutti i tratti dell’esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perchè, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport […] Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà- fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà- vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la propria immaginazione”