Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luis Sepulveda

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luis Sepulveda

Credo ancora una volta di aver scelto questo libro per la copertina e il titolo.

Credo anche, che non mi sia piaciuto particolarmente, o forse l’ho letto in una giornata sbagliata.

Ma ad essere onesta, credo di averlo scelto perchè mi ricordava te… mi ricordava un anziano che leggeva, amava la pittura e raccontava storie bellissime. 

Forse è questo che volevo ritrovare ne Il vecchio che leggeva romanzi d’amore: qualcosa di travolgente! Perchè tu nonno eri proprio qualcosa di travolgente!

Eri le passeggiate in mezzo ai campi di “bottoni d’oro” e ai “piscialetti”, che come mi raccontavi tu, la notte mi avrebbero fatto bagnare tutte le coperte.

Eri quella torta che andammo a recuperare in un paese della bassa, perchè tu e la nonna vinceste un programma radiofonico. 

Eri la tombola a Natale, eri ogni numero di quella tombola, perchè per ciascuno di essi sapevi cosa dire e sapevi che tutti avrebbero riso.

Eri i tortellini, ma ancor più i tortelloni, che con dedizione chiudevi nel loro ripieno strampalato.

Eri l’anima della bocciofila e della casa, dei tuoi clienti e dei tuoi figli. 

Eri un angolo della sala dove andavamo a scrivere a macchina il nostro racconto giallo che avremmo pubblicato una volta ultimato. Mancava sempre qualcosa….così ricominciavamo sempre!

Eri la mia “voglia di vederti”.

E questo nonno mi bastava.

Come mi bastava passare in montagna intere serate a giocare a Pinnacolo senza sentire gli occhi chiudersi. Andare a letto nella stessa camera io, te e la nonna e ridere a crepapelle per le tue “marachelle” che la “Baligia” accoglieva con una battuta sarcastica.

Mi bastava guardare e riguardare Invito a cena con delitto, sentendoti ripetere ogni volta quanto fosse bravo Peter Falk, nei panni di Sam Diamante.

E ora?

Ora sei sempre qui con me: nei tuoi pennelli lasciati seccare, nelle tue copie di Van Googh, nei racconti interminabili per farmi finire il pranzo, nella patente di guida seppellita sotto la sabbia perchè nessuno sapesse che alla veneranda età di 8 anni mi avevi già insegnato a guidare…

Quindi nonno raccontami un’altra storia e ricordami sempre ciò che conta davvero…


Numero di pagine

140

Editore

Guanda

In poche parole…

Antonio Josè Bolivar Proano e il suo rapporto con la foresta amazzonica ecuadoriana, gli indios shuar e l’amore verso la lettura.

Curiosità
Consigliato a chi…

Ama l’Ecuador.

Non adatto a chi…

Non ha un buon rapporto con la natura e gli animali.

Citazioni

“Durante la sua vita tra gli shuar non ebbe bisogno dei romanzi per conoscere l’amore”. [p. 57]

“Ma soprattutto gli piaceva immaginare la neve.
L’aveva vista, da bambino, come una pelliccia d’agnello distesa a seccare sui bordi del vulcano Imbabura, e a volte gli sembrava una stravaganza imperdonabile che i personaggi dei romanzi la calpestassero senza preoccuparsi di insudiciarla. [p. 78]

“<<Di che tratta?>>
<<Dell’amore,>>[…]<<Non mi sfottere. Con belle femmine calde?>>
Il vecchio chiuse di scatto il libro facendo vacillare la fiamma della lampada.
<<No. Si tratta dell’altro tipo di amore. Quello che fa stare male.>>
L’uomo rimase deluso.
” [p. 116]

“Antonio Jose Bolivar Proano si tolse la dentiera, l’avvolse nel fazzoletto e senza smettere di maledire il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d’oro, tutti coloro che corrompevano la verginità della sua Amazzonia, taglio con un colpo di machete un ramo robusto e si avvio verso El Idilio, verso la sua capanna, e verso i suoi romanzi che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana”. [p. 140]

Voto

5.

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