Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

Ho scritto e riscritto il mio punto di vista su Il Giorno della Civetta più e più volte, senza trovare “la mia strada” per raccontare questo romanzo.

Sciascia mi fa sentire piccola.

Affrontare il tema della mafia ancora di più.

Così, prima di ricordare perchè mi sono recata dai miei genitori per prendere in prestito questo volume, “rubo” un po’ del mio tempo per ripensare alla Sicilia.

Al colore rosa del B&B di Terrasini.

All’oro della Cappella Palatina.

All’azzurro del mare da “bere” tutto in sorso di Favignana.

Al sapore del cous cous di San Vito il 10 agosto.

E’ l’estate del 2014 quando io e, quello che sarebbe diventato, mio marito A., decidiamo di visitare per la prima volta la Sicilia, e più nello specifico la parte nord occidentale.

Il tour, che ho organizzato meticolosamente, segue sulla cartina geografica le seguenti tappe: Palermo, Terrasini, Scopello, San Vito, Riserva dello Zingaro, Favignana e Capo d’Orlando.

Mi piacciono i viaggi a tappe. Non riesco a stare ferma per troppo tempo in uno stesso luogo, villaggi turistici a parte, dove la moltitudine di persone crea sempre uno spaccato sociale interessantissimo da analizzare.

Dopo 3 giorni nel capoluogo, salutiamo Palermo e percorrendo l’autostrada A29 in direzione Terrasini, mi capita di alzare lo sguardo all’altezza dell’uscita di Capaci.

Mi sale un un senso di angoscia, cambio canzone del cd e mi volto verso il finestrino, mentre A. continua a guidare canticchiando.

Trascorriamo 15 giorni con gli occhi immersi nella bellezza, purtroppo però è giunto il momento di tornare.

Risalito lo stivale e svuotate le valigie dai vestiti e dalla sabbia, decido di conoscere lo sguardo su questa regione di uno tra gli scrittori più importanti del 900: Leonardo Sciascia.

L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

Questo l’incipit del romanzo.

Siamo a S, un piccolo centro della Sicilia

con case murate in gesso, con strade ripide e gradinate: e in cima a ogni strada, a ogni gradinata, c’è una brutta chiesa

Il Capitano Bellodi – emiliano di Parma e ex partigiano repubblicano – viene incaricato di condurre l’indagine per trovare i mandanti dell’assassinio di Salvatore Colasberna, presidente di una piccola impresa edilizia del luogo.

A seguito della soffiata di Calogero Dibella, il Capitano risale al capomafia locale, Don Mariano Arena, incriminandolo.

L’interrogatorio condotto da Bellodi a Don Mariano Arena, diventa il simbolo di una situazione siciliana in bilico tra ideologie riformistiche e democratiche, e immobilismo storico. Ma anche un modo, da parte di Sciascia, per criticare il mondo politico di allora, portando alla luce connivenze e complicità della classe dirigenziale con il mondo mafioso.

Grazie anche a questo romanzo il “taglio alla Lucio Fontana” che Leonardo Sciascia imprimerà alla società di quegli anni, è davvero forte: due anni dopo la pubblicazione di questo romanzo verrà infatti istituita la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Mafia.

Quello che Sciascia lascia a tutti noi è un lucido punto di vista, non soltanto sulla Sicilia, ma sull’Intero stivale, in traballante “equilibrio” tra modernità illuminata e cosmopolita e sfiducia pessimistica e materialistica.

Va bene, niente fantasia. La Sicilia è tutta una fantastica dimensione: e come ci si può star dentro senza fantasia?

Incredibile è anche l’Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia.


Numero di pagine

137.

Editore

Einaudi.

In poche parole…

Un Capitano dai forti valori morali alle prese con il “primo”omicidio di Mafia della Letteratura Italiana.

Curiosità

Nel 1968 esce nelle sale italiane il film Il giorno della civetta diretto da Damiano Damiani (esponente del filone politico-civile) e girato a Partinico e Palermo con un cast internazionale: Franco Nero (capitano Bellodi), Claudia Cardinale (Rosa Nicolosi), Lee J. Cobb (Don Mariano Arena), Serge Reggiani (Parrinieddu) e Nehemiah Persoff (Pizzuco).

Il film sarà premiato, nel 1968, con il David di Donatello come miglior produttore, migliore attrice protagonista (Claudia Cardinale), migliore attore protagonista (Franco Nero) e targa d’oro a Damiano Damiani.

Consigliato a chi…

Crede che “un’onda” possa essere l’inizio di una marea.

Non adatto a chi…

Pensa che la mafia sia un problema “locale”.

Citazioni

Il popolo – sogghignò il vecchio – […]. Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera solo alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, (…) alle proprie corna..“ [p. 61]

E poi: che cos’è la mafia?…Una voce anche la mafia: che ci sia ciascuno lo dice, dove sia nessun lo sa…Voce, voce che vaga: e rintrona le teste deboli, “ [p. 73]

chi comanda fa legge, e chi vuole godere della legge deve stare con chi comanda.“ [p. 92]

Io – proseguì poi Don Mariano – ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i […] cornuti e i quaquaraquà…“ [p. 118]

La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più nè sole, nè luna, c’è la verità (la morte).“ [p. 121]

Voto

8

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